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“…Nel mondo mutabile e leggero, costanza è spesso il variar pensiero." (Torquato Tasso)

Piero

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Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.
(Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male)
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daniele
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Zio

August 01

...

Tutto lo scibile umano, o qualcosa meno

 
Era un uomo come tanti altri.
Aveva due braccia, due gambe, cinque dita per arto. A volte anche un cuore, e nei giorni migliori un cervello dentro la testa oltre a quello dentro le mutande. Come tutti aveva una bocca per vomitare idiozie, ed uno stomaco per digerirle.
E come tutti, due facce. Una principale, da mostrare con orgoglio, e una di servizio per quello che andava nascosto all’opinione comune.
La prima faccia era quella per cui la prima impressione è quella che conta. E se poi la faccia era quella giusta, persino trovarsi nel posto giusto al momento giusto risultava superfluo.
La seconda faccia aveva appurato sulla propria pelle che nulla è mai facile come sembra, e che, malgrado qualsiasi sforzo, malgrado qualsiasi maschera si potesse indossare, la propria natura non si cambia.
Per la prima faccia, qualsiasi cosa si potesse pensare, si poteva anche realizzare.
Per la seconda esistevano delle attitudini imprescindibili dell’esistenza umana, e altre esclusivamente elitarie.
La prima era misantropa.
La seconda misogena.
La prima paranoica.
La seconda nevrotica.
Sostanzialmente una persona normale.
Come tanti scordava il passato. Come tanti trascurava il presente.
Come tanti conosceva in anticipo quello sarebbe accaduto. Come tanti vi costruiva sopra delle illusioni e come tanti negava l’evidenza fino a farselo risultare totalmente inaspettato.
Come tanti si trovò li ad aspettare sapendo che quello che aspettava era gia arrivato. E poiché era nella sua natura, e la natura non si cambia, lo ignorò.
Lei fu gentile.
Arrivò silenziosa, senza disturbare.
Lo trovò esattamente come entrambi s’aspettavano che fosse.
Incorniciato in un pallido bagliore, ostentava il suo abbandono mentre la sua sagoma si perdeva nell’ombra.
Lei ascoltò la melodia provenire dalle corde e le labbra sussurrare.
Raccolse dei frammenti sparsi, e vi compose un cuore.
Lo rese all’uomo come risarcimento dei torti subiti e lo assolse da quelli restituiti.
Entrambe le facce non furono mai tanto simili come allora. E nel momento in cui si identificarono nella stessa, non sarebbero più tornate indietro.
Entrambe ebbero finalmente ragione ed entrambe ebbero torto.
Lui le chiese cosa gli mancava, come avrebbe dovuto agire, cosa avrebbe dovuto dire, quali scelte avrebbe dovuto compiere. Le chiese un rimedio ai suoi errori, una soluzione ai suoi tormenti, una formula per la felicità.
Lei non rispose, lo prese per mano e lo condusse con se.
Eppure gli sarebbe bastato così poco. Nessuna fama, nessuna gloria. Niente denaro ne lussuria. Solo un po’ di saggezza. Solo tutto lo scibile umano, o qualcosa meno. 

July 10

EVENTI

Ancora tra palco e Realtà

Concerto Ligabue 2008

Data. 18.07.08
Città.Roma (RM)
Luogo. Stadio Olimpico
Indirizzo. Via Foro Italico - Roma
Special guests. Rio - Il Nucleo
Orario inizio concerto. Ore 21:00
Prevendite. Circuiti di vendita autorizzati: Unicredit www.geticket.it - Ticketone www.ticketone.it - Box Office Italia www.ticket.it - Lis Lottomatica www.listicket.it - Amit www.helloticket.it - Cartashop www.cartashop.net
Infoline. Around The Show 06 20382934 (anche per diversamente abili)
Prezzi (Euro, prevendite escluse). Tribuna Montemario euro 50,00 + prev. - Distinti euro 38,00 + prev. - Prato e curve euro 35,00 + prev.

Direi: appuntamento alle 18.00-18.30 a casa di chi abita più vicino alla zona Tiburtina (che è di strada). Sono d'obbligo magliette a tema, plaid, borse frigo modello Woodstock, e...rutto libero!
Per qualsiasi idea a riguardo sono sempre reperibile e potete trovarmi "Seduto in riva al fosso", in ogni caso: "mi aggrego!".

June 07

...

Già che ne abbiamo fatti 30, facciamone 31!

Ovvero: Drink a mole together! (Beviamo una talpa assieme!)

 

La notizia è arrivata questa sera, al momento della festa di compleanno, mentre tutti si affrettavano a brindare col “mirto”, ecco che ci ha abbandonato.

Questa volta definitivamente.

Non è stata una fine improvvisa, già da giorni vivevamo la cronaca di una morte annunciata.

Qualcuno sperava potesse accadere dopo il ritorno da Siviglia, ma malgrado condizioni altalenanti e momenti che facevano sperare una ripresa, il verdetto è stato emesso con implacabile freddezza ed ineluttabilità:

“Nessuna foto presente”…e la mia fotocamera ha reso l’anima a Dio il giorno del mio 31° compleanno.

Iniziò ad Alghero, sulla lunga scala verso le “grotte di Nettuno”, non scattava quando volevo ma sempre quando non doveva, e poi 100 foto e più nella stanza dell’albergo (bastarda!). Si pensava fosse solo un po’ di agorafobia. Poi tornava in se e riprendeva la sua vita, dando le soddisfazioni di sempre, ed infine: il nulla, anche in ufficio, anche al chiuso.

I colleghi, stretti attorno, in una giornata di festa e di lutto l’hanno presa, l’hanno adagiata dove avrebbe potuto riposare, e dopo un attimo di raccoglimento:

"SE SEMO FINITI MIRTO E PASTARELLE!!!!!"

 

 

In memoria di una fotocamera sempre in prima linea e dedita al suo dovere (vediamo quanti capiscono cosa c'entra il video)

  

May 13

...

Ciò che l'uomo chiama disgrazia, l'eroe chiama avventura.
Ovvero: Autorizzazione a procedere atto II


C’era una volta un tizio che si chiamava Prometeo. Era quasi un dio, un titano direi. Poteva farsi i fatti suoi e vivere tranquillo, ma un giorno rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini. Gli dei d’altra parte, che in quel periodo erano particolarmente incazzosi, non persero tempo per mettere in pratica i loro giochetti sadici. Lo presero, lo incatenarono ad una roccia, e gli fecero mangiare il fegato da un’aquila, con la piccola aggravante che, essendo immortale, la notte il fegato gli ricresceva. L’aquila che dal canto suo non era del tutto stupida e si trovava puntualmente la tavola imbandita a festa, tornò a saziarsi di patè de foie gras (fuagrà). E così per l’eternità.
Da qui si capiscono due cose: da dove deriva il modo di dire “rodersi il fegato” e che non sempre conviene essere immortale.
Ma dato che il fegato lo mangio solo con la cipolla in agrodolce e che già da tempo spero di morire giovane, il morale della favola è di tutt’altro genere.
È la favola della faticosa ricerca della propria individualità. Del coraggio di qualcuno di mettersi in gioco in contrapposizione a una collettività che lo giudica e lo condanna perchè si vede minacciare le proprie sicurezze. La sfida di un innovatore, un trasgressore, nei confronti di chi, per comodità, per inerzia, è ancorato a posizioni mentali statiche.
È la favola e la rappresentazione della natura del genere umano. Degli uomini che, senza sfida, non avrebbero il fuoco e sarebbero condannati all’oscurità dell’inconsapevolezza. È il racconto del cammino verso uno stato più elevato di se stessi che passa attraverso difficoltà e sofferenza.
Così ogni tanto qualcuno s’incazza.
Qualcuno decide di non accettare passivamente.
Qualcuno decide di imporsi sull’ambiente circostante.
S’incazza e prende forza da quella parte selvaggia di se che fa diventare quel problema una questione di sopravvivenza.
S’incazza e decide di “volere”comprare casa e non semplicemente“cercare”casa. Vede 60 appartamenti in 2 mesi, fino ad esaurire le abitazioni in vendita in tutta Roma Sud. E nessuna trattativa fallita, o nuovo inconveniente, lo convincerà ad abbandonare o d’avere perso tempo inutilmente.
S’incazza e procede per la sua strada, scaricandosi di dosso l’inutile zavorra di gente inconcludente, e capricciosa. Perchè i problemi degli altri non sono i suoi.
S’incazza e fa finalmente il passaporto per andarsene da questo schifo di Paese ogni qualvolta la testa e il portafogli lo permettano.
E non è stupìto ma orgoglioso qualora, da qualche parte, esce fuori un suo simile. Qualcuno che ha coraggio e volontà di osare o semplicemente fare. Qualcuno che è l’antitesi tutto di ciò che lui stesso non tollera del genere umano.

Scendo le scale, percorro il vialetto. A sinistra le aiuole. A destra il prato all’inglese, la palma e una fontana con tanto di pesci rossi e gatto che li fissa con intenzioni poco rassicuranti. Esito nell’aprire il cancelletto rigorosamente rustico della casa in cui vivo ma che non m’appartiene. Anche se il sole mi sta scaldando la pelle e l’aria è fresca, ho la sensazione che al di la della linea che divide il vialetto dall’asfalto, qualcosa di imprevisto mi stia aspettando.
Aggrotto le sopracciglia, e mi do lo slancio per recuperare il tempo perduto.
A scanso di qualsiasi fraintendimento, sotto questo stato di calma: Io sono ancora incazzato.
Cadrò, mi farò del male. Ma non sarò l’unico.

 

March 05

...

Non importa nient'altro


...Chissà, forse prima o poi imparerò anche io, per ora conosco solo i miei limiti...


  

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