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June 07
Già che ne abbiamo fatti 30, facciamone 31!
Ovvero: Drink a mole together! (Beviamo una talpa assieme!)
La notizia è arrivata questa sera, al momento della festa di compleanno, mentre tutti si affrettavano a brindare col “mirto”, ecco che ci ha abbandonato.
Questa volta definitivamente.
Non è stata una fine improvvisa, già da giorni vivevamo la cronaca di una morte annunciata.
Qualcuno sperava potesse accadere dopo il ritorno da Siviglia, ma malgrado condizioni altalenanti e momenti che facevano sperare una ripresa, il verdetto è stato emesso con implacabile freddezza ed ineluttabilità:
“Nessuna foto presente”…e la mia fotocamera ha reso l’anima a Dio il giorno del mio 31° compleanno.
Iniziò ad Alghero, sulla lunga scala verso le “grotte di Nettuno”, non scattava quando volevo ma sempre quando non doveva, e poi 100 foto e più nella stanza dell’albergo (bastarda!). Si pensava fosse solo un po’ di agorafobia. Poi tornava in se e riprendeva la sua vita, dando le soddisfazioni di sempre, ed infine: il nulla, anche in ufficio, anche al chiuso.
I colleghi, stretti attorno, in una giornata di festa e di lutto l’hanno presa, l’hanno adagiata dove avrebbe potuto riposare, e dopo un attimo di raccoglimento:
"SE SEMO FINITI MIRTO E PASTARELLE!!!!!"
In memoria di una fotocamera sempre in prima linea e dedita al suo dovere (vediamo quanti capiscono cosa c'entra il video)
May 13
Ciò che
l'uomo chiama disgrazia, l'eroe chiama avventura. Ovvero: Autorizzazione a procedere atto
II
C’era
una volta un tizio che si chiamava Prometeo. Era quasi un dio, un titano direi.
Poteva farsi i fatti suoi e vivere tranquillo, ma un giorno rubò il fuoco agli
dei per darlo agli uomini. Gli dei d’altra parte, che in quel periodo erano
particolarmente incazzosi, non persero tempo per mettere in pratica i loro
giochetti sadici. Lo presero, lo incatenarono ad una roccia, e gli fecero
mangiare il fegato da un’aquila, con la piccola aggravante che, essendo
immortale, la notte il fegato gli ricresceva. L’aquila che dal canto suo non
era del tutto stupida e si trovava puntualmente la tavola imbandita a festa, tornò
a saziarsi di patè de foie gras (fuagrà). E così per l’eternità. Da qui
si capiscono due cose: da dove deriva il modo di dire “rodersi il fegato” e che
non sempre conviene essere immortale. Ma dato
che il fegato lo mangio solo con la cipolla in agrodolce e che già da tempo
spero di morire giovane, il morale della favola è di tutt’altro genere. È la
favola della faticosa ricerca della propria individualità. Del coraggio di
qualcuno di mettersi in gioco in contrapposizione a una collettività che lo
giudica e lo condanna perchè si vede minacciare le proprie sicurezze. La sfida
di un innovatore, un trasgressore, nei confronti di chi, per comodità, per
inerzia, è ancorato a posizioni mentali statiche. È la
favola e la rappresentazione della natura del genere umano. Degli uomini che, senza
sfida, non avrebbero il fuoco e sarebbero condannati all’oscurità
dell’inconsapevolezza. È il racconto del cammino verso uno stato più elevato di
se stessi che passa attraverso difficoltà e sofferenza. Così
ogni tanto qualcuno s’incazza. Qualcuno
decide di non accettare passivamente. Qualcuno
decide di imporsi sull’ambiente circostante. S’incazza
e prende forza da quella parte selvaggia di se che fa diventare quel problema
una questione di sopravvivenza. S’incazza
e decide di “volere”comprare casa e non semplicemente“cercare”casa. Vede 60
appartamenti in 2 mesi, fino ad esaurire le abitazioni in vendita in tutta Roma
Sud. E nessuna trattativa fallita, o nuovo inconveniente, lo convincerà ad
abbandonare o d’avere perso tempo inutilmente. S’incazza
e procede per la sua strada, scaricandosi di dosso l’inutile zavorra di gente
inconcludente, e capricciosa. Perchè i problemi degli altri non sono i suoi. S’incazza
e fa finalmente il passaporto per andarsene da questo schifo di Paese ogni
qualvolta la testa e il portafogli lo permettano. E non è
stupìto ma orgoglioso qualora, da qualche parte, esce fuori un suo simile.
Qualcuno che ha coraggio e volontà di osare o semplicemente fare. Qualcuno
che è l’antitesi tutto di ciò che lui stesso non tollera del genere umano.
Scendo
le scale, percorro il vialetto. A sinistra le aiuole. A destra il prato all’inglese,
la palma e una fontana con tanto di pesci rossi e gatto che li fissa con
intenzioni poco rassicuranti. Esito nell’aprire il cancelletto rigorosamente
rustico della casa in cui vivo ma che non m’appartiene. Anche se il sole mi sta
scaldando la pelle e l’aria è fresca, ho la sensazione che al di la della linea
che divide il vialetto dall’asfalto, qualcosa di imprevisto mi stia aspettando. Aggrotto
le sopracciglia, e mi do lo slancio per recuperare il tempo perduto. A
scanso di qualsiasi fraintendimento, sotto questo stato di calma: Io sono
ancora incazzato. Cadrò,
mi farò del male. Ma non sarò l’unico.
March 05 Non importa nient'altro
...Chissà, forse prima o poi imparerò anche io, per ora conosco solo i miei limiti...
February 04
Autorizzazione
a procedere
Spengo
l’auto sul finire di un pezzo jazz e raccolgo le ultime energie per trascinarmi
dentro casa. Una volta immaginavo di vivere in un noir. Rientrare di notte e
lasciarmi dietro una dissolvenza in nero che chiudeva scene e giornate,
sfumando sulle note di Fade to black dei Dire Straits. Ho il
tempo di togliermi maglione e maglietta e crollare sul letto a braccia aperte. Il
sibilo che sento non viene dalle orecchie ma direttamente dal cervello. Fino a
mezz’ora prima ballavo ritmi caraibici, cosa non proprio prevedibile da uno che
è stato ad ascoltare una cover band dei Black Sabbath giusto la notte prima. Mentre
penso che non riuscirò ad addormentarmi come ogni notte in cui la mente prende
il sopravvento e come ogni volta in cui so di dover lavorare l’indomani
mattina, perdo conoscenza e me ne accorgo solo alle 6.30. Mi
sento la coscienza attaccata addosso come con un post it e la razionalità
tenuta da uno sputo. Nel
tragitto tra casa e lavoro mi fa compagnia Fiorella Mannoia con Sally: “…Perché
la vita è un brivido che vola via, è
tutto un equilibrio sopra la follia…” In
ufficio trovo dei colleghi che giocano a pallavolo con un preservativo gonfiato
a palloncino. C’è un
senso nascosto in tutte queste coincidenze che non riesco a vedere. Ci deve
essere qualcosa di più semplice di quanto non sembri e ci sono cose che si
sanno e malgrado tutto non ti aspetti. Come le
persone. Le conosci, sai come sono fatte, cosa c’è da aspettarsi da loro, cosa
no e se c’è da aspettarsi qualcosa. Ciononostante ti stupisci se non fanno
altro che essere loro stesse. Come
quelli che non hanno idea della differenza tra carta e plastica quando fanno la
raccolta differenziata e malgrado qualsiasi lezione di chimica organica e
inorganica: “Ma tanto quelli della nettezza urbana alla fine mischiano tutto.” Come
quella gente ipocrita e inaffidabile che malgrado l’ennesima possibilità per
smentirsi, dimostra solo quanta poca importanza dia alle persone rispetto ad un
progetto per un fine serata. Quegli
amici che hanno sempre in mente qualche nuovo progetto ma poi non è il portarlo
a termine ad interessarli, quanto piuttosto le fantasie che ci costruiscono
sopra. E malgrado ciò da 3 anni sembra ci sia un ex capitano della guardia
castrista che a Cuba non vede l’ora di accoglierci e scarrozzarci in giro
assieme a Fidel. Quelli
che sanno tutto, fanno tutto e non sbagliano mai, e nel dirlo danno solo
conferma dei loro limiti. Quelli
che, voglia a mandare SMS, tanto la
Domenica sera non esce mai nessuno. Quelli
che, gli altri sono troppo coatti, o troppo snob, o troppo cessi, o troppo rincojoniti,
o troppo furbi. E chi
la vuole cotta e chi la vuole cruda. E a
sciare si, ma costa troppo, o c’è troppa gente, o ce n’è troppo poca, o “Sono
affetto ad un disturbo congenito al gomito del tennista che va in contrasto con
il ginocchio dello sciatore versione 3.1!” Stacco
gli occhi dal terminale, ho voglia di cambiar aria per qualche mese ma posso
solo per 15 minuti, e mentre prendo l’ascensore per salire di un piano, devo
ammettere di essere in uno di quei periodi in cui devo darmi una ripulita per
svecchiarmi e gettare il superfluo. E con questo non intendo necessariamente cose
materiali. Penso
che sul comodino ho spartiti e tabulatore mischiati a caso, mentre suono sempre
gli stessi quattro pezzi. Accanto alla sveglia un libro che almeno una volta al
mese riesco a finire. E nel cassetto gli appunti del corso di giapponese di cui
devo dirmi soddisfatto se riesco a ricordare i numeri da 1 a 10. Da 5 anni “spero”di
comprare casa, non dico“voglio”perché se lo volessi la“cercherei” seriamente,
invece: viste poche, piaciute meno, occasioni perse tante. Magari
sarebbe il caso di fare qualcosa di concreto, iniziare e mettersi d’impegno per
finire. Insomma, non dico tanti, ma almeno avere un paio di obbiettivi seri.
Magari sarebbe il caso di non dipendere dai capricci di quelli di cui sopra e
ottimizzare tempi e sforzi. Chi ha
detto che due teste ragionano meglio di una doveva essere un represso viziato
che non andava al cesso senza la mamma. Se non
procedo da solo, a nessuno importerà che lo faccia. Al
distributore decido per un the, sa’ di acqua di carciofi lessi, ma almeno sa di
qualcosa. Bombardo Francesco con i miei soliti discorsi senza senso e lui
risponde con i suoi unici tre argomenti: calcio, sigarette e l’auto che
dovrebbe comprarsi (marca e modello cambiano di settimana in settimana). Continuo
a non avere certezza di nulla, neppure che nulla succede per caso. Torno a
casa e mentre pranzo, sull’ottavo canale danno uno speciale su Fiorella
Mannoia. C’è ancora
qualcosa che mi sfugge ma continuo a non capire cos’è.
January 20
Pezzi di me
trascinati dal vento
Attesa...assenza...turbamento...evasione...
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